Foto di Manuela Fabbri

domenica 26 settembre 2010

Adele e il puzzle della memoria-Il Fatto Quotidiano 25/9/2010

Articolo di Furio Colombo

"Mi é venuto in mente, leggendo il nuovo libro di Adele Cambria, lo splendido titolo di Volponi, "Memoriale", che vuol dire memoria collettiva,percorso di qualcuno che non si dà pace perché deve trovare qualcosa. E quella ricerca si fa così intensa- a momenti affannosa, mai interrotta- che ogni incontro diventa confronto, e dà luogo a un legame o a una disputa ma non può fermarsi perché vede altro, trova altro,ricorda altro.

Adele Cambria, nel suo "Nove dimissioni e mezzo", evoca e ricorda. Come nelle buone conversazioni borghesi sembra casuale l'apparizione di Sartre tra le pagine. lo sporgersi tra la folla delle persone ricordate, di Pasolini o Moravia o Pannunzio. Però lo schema é rigoroso. Ma lo é,appunto,come nel "Memoriale" di Volponi. La connessione e la ricostruzione dei fatti é nitida e implacabile, come se ci fossero lì davanti le pezze d'appoggio. Raccontare diventa necessità. Eppure niente spegne la grazia della conversazione, che conosce divagazioni e soste, ma solo al modo con cui i buoni attori sanno dosare la voce. E la abbassano nei momenti intensi. Qui può essere la prima notte della guerra in Iraq o lo scontro tra festa e rivoluzione in una sera degli anni Sessanta.....E il fatto che la lettura scorra via come un pattinaggio non dia l'illusione dickensiana della donna bambina....Non so dire se questa sia una autobiografia. Piuttosto é un murale, alla Orozco, alla Diego Rivera...Infatti questa è una vicenda collettiva. Ecco perchè l'autrice non entra mai davvero in scena. C'è già mentre comincia la storia....Lei c'é ma si mette accanto..."

Ecco,questa lettura che,a sorpresa, Furio Colombo fa del mio libro, vale la pena di averla nel testo integrale.(E credo sia possibile chiedendo una copia del 25 settembre per email a :segreteria@ilfattoquotidiano.it)

In quanto a me, gli sono specialmente grata perché, come gli ho scritto poco fa, ero disposta ad accogliere-o forse la parola giusta sarebbe "rassegnata" -a subire l'accusa di "narcisismo", non appena il libro fosse stato pubblicato e letto...Furio da questa accusa mi ha, autorevolmente, sollevato ,osservando:"Lei c'è, ma si mette accanto.Persino quando il suo esserci cambiava i fatti."

Lo so che quello che sto facendo, cioè mettere su Facebook un testo così lusinghiero per me, é certamente una scelta "narcisa".Ma é Furio-che mi conosce da decenni anche se "da lontano"-a ribadire,come avete letto, che, nelle pagine di 'Nove dimissioni e mezzo', "niente spegne la grazia della conversazione..."

lunedì 20 settembre 2010

Campidoglio presentazione "Nove dimissioni e mezzo"


ROMA - 28 SETTEMBRE - ORE 17:00

Presentazione di "Nove dimissioni e mezzo" di Adele Cambria

DoveCampidoglio - Sala Pietro da Cortona
Piazza del Campidoglio

Il volume di Adele Cambria verrà presentato da Letizia Paolozzi, Silvana Mazzocchi, Carla Sepe, Carlo Ripa di Meana.

martedì 13 luglio 2010

ROMA. La presentazione del libro di Adele Cambria, Nove dimissioni e mezzo

ROMA. Martedì 20 Luglio, alle Ore 19,00,
Alla Casa Internazionale delle donne (Via della Lungara, 19),

Barbara Balzerani,
Anna Lamberti-Bocconi,
Letizia Paolozzi,
Marina Pivetta

presenteranno il libro di Adele Cambria, Nove dimissioni e mezzo (Donzelli 2010)

L’autobiografia di “una giornalista ribelle” – come la definisce il sottotitolo del suo libro – che ha cominciato a firmare i suoi pezzi a 25 anni, sul quotidiano “Il Giorno” fondato e diretto da Gaetano Baldacci, e su “Il Mondo” di Mario Pannunzio; attraversando, da lì, la storia del giornalismo italiano, senza esitare a dimettersi quando le sembrava l’unica scelta possibile (ma raramente condivisa). Da qui il titolo “Nove dimissioni e mezzo”.

Omaggio musicale all’autrice (presente) “per voci,organetti e percussioni”.

Aperitivo. Il tutto nel giardino della Casa.

Organizza: Area Cultura Casa Internazionale delle donne

mercoledì 7 luglio 2010

Adele Cambria presenta "Nove dimissioni e mezzo"

Giovedì 8 luglio
-Villa San Giovanni
-Reggio Calabria

Per Info:
http://www.newz.it/2010/07/06/adele-cambria-presenta-nove-dimissioni-e-mezzo/52250/

venerdì 18 giugno 2010

Adele Cambria --- Nove dimissioni e mezzo

Mario Pannunzio la faceva firmare con uno pseudonimo maschile, Leone Paganini. Leone, per il coraggio di quella ragazza minuta arrivata da Reggio Calabria a Roma nel 1956 con il pallino del giornalismo. Paganini perche' Pannunzio sviolinava nell'aria con le sue mani bianche, curatissime, ed era detto tutto! Tempi favolosi, vivevo nel miracolo. Adele Cambria, 'giornalista ribelle', dal 'Mondo' al 'Giorno', dalla 'Stampa' a 'Paese sera', 'Il Messaggero', 'L'Espresso', 'L'Europeo', 'L'Unita, racconta gli ultimi 60 anni di giornalismo italiano nel libro 'Nove dimissioni e mezzo', edito da Donzelli. Una vita passata a rincorrere e intervistare i grandi della cultura e del jet-set - da Sartre a Soraya, da Grace Kelly a Pasolini, che la volle in tre dei suoi film. Il racconto di una vita al servizio della scrittura e dell'adrenalina della notizia'', un rutilante susseguirsi di fatti, aneddoti e retroscena di un paese alle prese con la modernita', senza esitare a dimettersi quando le sembrava l'unica scelta possibile. Da qui il titolo 'Nove dimissioni e mezzo'.

martedì 8 giugno 2010

Giovedì 17 giugno presentazione alla Fondazione Basso in Roma, del volume autobiografico di ADELE CAMBRIA

Giovedì 17 giugno ore 17

presentazione alla Fondazione Basso in Roma,

del volume autobiografico di ADELE CAMBRIA,

"Nove dimissioni e mezzo, le guerre quotidiane di una giornalista ribelle",

Edizioni Donzelli.


“Il Mondo”, “Paese sera”, “Il Giorno”, “La Stampa”, “Il Messaggero”, “L’Espresso”, “L’Europeo”, “L’Unità. Una carriera cominciata nel 1956, con le cosiddette “colonnine di costume” e non ancora finita. E quelle colonnine qualche volta Pannunzio gliele faceva firmare con uno pseudonimo maschile: Leone Paganini. Un leone per il coraggio - o piuttosto l’incoscienza- che l’aveva spinta da Reggio Calabria a Roma, lei esile biondina dagli occhi azzurri, col pallino del giornalismo, in un’Italia che non conosceva ancora il femminismo, né la contestazione giovanile. Quanto al cognome, Paganini… “Mario Pannunzio sviolinava nell’aria con le sue mani bianche, curatissime, ed era detto tutto! Tempi favolosi, vivevo nel miracolo”. Parte da lì il lungo flash-back di una donna che ha attraversato la storia degli ultimi sessant’anni del giornalismo italiano, passando da una dimissione all’altra, talvolta cercata talvolta subita. Una vita passata a rincorrere e intervistare i grandi della cultura e del jet-set – da Sartre a Soraya, da Grace Kelly a Pasolini, che la volle in tre dei suoi film. Il racconto di una vita al servizio della scrittura e “dell’adrenalina della notizia”, un rutilante susseguirsi di fatti, aneddoti e retroscena di un paese alle prese con la modernità.

giovedì 22 aprile 2010

Adele Cambria - Testi teatrali - Centro Nazionale di Drammaturgia delle Donne

Centro Nazionale di Drammaturgia delle Donne
CATALOGO DELL’ARCHIVIO DEI TESTI FIRENZE
ottobre 2003

Adele Cambria

Games
[dattiloscritto]/di Adele Cambria. - Sta in: La guerra, il cuore e la parola/Adele Cambria [et al.]. -
Siracusa : Ombra, [1991?]. - 54 c.

Genere: Commedia
Struttura: 2 atti e 8 scene
Personaggi: 5 (femminili: 5)
Ambientazione: Un appartamento al tempo della guerra del Golfo (1991)
Trama: In occasione del Natale alcune amiche discutono sulla emancipazione femminile, facendo
riferimento ad autrici come Natalia Ginzburg, Christa Wolf, Hannah Arendt. A disturbare questa piacevole
discussione arriva la notizia dell'intervento dell'Italia nella guerra del Golfo persico (1991). L'evento diventa quindi occasione di confronto sul tema della guerra e delle sue realtà.

In principio era Marx, la moglie e la fedele governante / di Adele Cambria. - Padova : Mastrogiacomo ,
[1978?]. - 35 p. - (Teatro oggi)

Genere: Commedia
Struttura: 1 atto in 13 scene
Personaggi: 2 (femminili: 2)+ 1 voce
Ambientazione: La tomba di Karl Marx ad Highgate (Londra)
Trama: Di fronte alla tomba di Marx la moglie e la serva ricordano alcuni aspetti del vecchio Marx. Da questa rievocazione Marx viene dipinto come un rivoluzionario e contemporaneamente come un bigotto, quale si era dimostrato in occasione dell'allontanamento del figlio avuto dalla serva per timore dei pettegolezzi. Da questi pensieri nasce l'amara considerazione della serva di essere comunque una proletaria, diversa dalla moglie borghese.

Debutto: Teatro La Maddalena, Roma - 8 aprile 1980
Regia: Elsa De'Giorgi
Interpreti: Victoria Zinny, Bianca Galvan, Vittorio Gasman
Note: Scene e costumi di: Alice Gombacci Maovaz. Aiuto regia di: Maria Grazia Rombaldi. Canzone di Jenny musicata da Stefano Marcucci

Nonostante Gramsci / di Adele Cambria ; con la collaborazione di Laura Di Nola [et al.]. - Sta in: Amore come rivoluzione - La risposta alle lettere dal carcere di Antonio Gramsci. - Milano: Sugar, 1976. - P. 209-275

Genere: Dramma
Struttura: 2 tempi
Personaggi: 4 (femminili: 4)+ Voce di Antonio Gramsci
Ambientazione: 1922-1926
Trama: Rapporto delle tre sorelle Schucht con Gramsci attraverso le loro lettere e i ricordi personali dei momenti trascorsi con lui. Sono anni molto duri per l'Italia, siamo durante la dittatura fascista. Le difficoltà politiche, economiche e sociali si riflettono inevitabilmente anche nei rapporti personali, come nel caso dell'ideologo del Partito Comunista Italiano e la moglie Giulia Schuct.
Debutto: Teatro La Maddalena, Roma - 31 maggio 1975
Interpreti: Annalisa Fierro, Valeria Sabel, Victoria Zinny, Claudio Carafoli, Claudia Rittore
Note: Scene: Gruppo Trousse. Costumi e collaborazione visiva: Rita Corradini.
Musiche: Daniela Casa

La regina dei cartoni [dattiloscritto]/ di Adele Cambria, Saviana Scalfi. - [1985]. - 23 c.
Genere: Opera di genere drammatico
Struttura: Atto unico
Personaggi: 1 (femminili: 1)+ comparse
Ambientazione: La stazione Termini di Roma
Trama: Monologo vaneggiante di una barbona alcolizzata, Regina Landi. La donna, sposata con un politico in carriera e madre di due figli, racconta le vicende che l'hanno condotta a vivere tra i cartoni sui marciapiedi della stazione Termini.

Adele Cambria --- “Ancelle” o signore della comunicazione? - ATTI

"Sono un esempio da non seguire. In questi giorni sto affrontando un pignoramento per 69.000 euro che dovrei pagare al defunto Rettore Ugo Cuzzocrea per aver, molto tempo fa, definito “verminaio” l’Università di Messina. L’editore del quotidiano calabrese, con cui ho collaborato dal 1998 al 2000, tenta di dileguarsi e ciò vi fa capire quanto un minimo di prudenza sia necessaria.

Sono entrata al “Il Giorno” di Gaetano Baldacci, nel marzo 1956, senza alcun meandro, senza passaggio di letti o altro, solo per lo sbalordimento di Baldacci di vedere una “signorina”, come mi chiamava, giunta da Reggio Calabria con la pretesa di fare la giornalista. Nel periodo di prova guadagnai 38.000 lire mensili, che erano diventate 180.000 quando mi dimisi per solidarietà con Baldacci.

Quando Marina Pivetta – cui va un pubblico elogio perché riesce a fare, nei gangli della Rai, una trasmissione in un’ottica di genere esemplare – mi ha telefonato per sapere se aderivo a questo seminario, ho subito detto di sì ma aggiungo, al di là del riferimento che potrebbe essere macabro, che si faccia una giornata della memoria delle superstiti che hanno cominciato, già ai tempi di Effe, a porre il discorso sull’informazione altra : Scrivere Contro è stato uno dei libri più importanti delle Edizioni delle donne; le battaglie per togliere dal precariato Chiara Bei d’Argentina e farle avere un contratto le abbiamo fatte tute noi, poi è venuta la grande Miriam Mafai dicendoci che in quanto femministe, sembravamo chi, con una topolino, volesse andare sull’autostrada. Io, essendo in topolino, mi sono ritirata.

Sono certamente elitaria, come mi rimprovera la mia amata capocronista attuale, Jolanda Bufalini (“l’Unità”), ma ricordo, in questa stessa sala, discussioni e riflessioni eccellenti, ad altissimo livello; facciamo dunque questa giornata, trasmettiamo questi temi e quello che per me potrebbe essere un deja vu per altre potrebbe diventare un momento significativo, un approdo".
Adele Cambria

Tratto da

Donne e Media

“Ancelle” o signore della comunicazione? - ATTI

Gli atti del convegno

Donne e Media: “ancelle” o signore della comunicazione?
Seminario nazionale: Roma, 13 maggio 2006
Casa Internazionale delle Donne

Organizzato da:

Agenzia di stampa Delt@
Centro di documentazione internazionale Alma Sabatini
Controparola
Cooperativa l’Altravista
“il paese delle donne”
“Leggendaria”
“noidonne”
Wacc - Global Media Monitoring Project Italia

Con la collaborazione della Federazione nazionale della stampa italiana Commissione Pari Opportunità.

Sintesi del seminario a cura de “il paese delle donne”

Adele Cambria --- dalla rivista Fermenti n. 1/2, Gennaio/Febbraio 1976

Donne e stampa femminista

di Serena Caramitti

dalla rivista Fermenti n. 1/2, Gennaio/Febbraio 1976

Nella foto,al centro, Adelina Tattilo

Adelina Tattilo (al centro della foto)

« Mio marito non vuole che legga Libera, dice che è un giornale pornografico ». La signora che sotto il casco del parrucchiere pronuncia queste parole senza accorgersi di portare un ennesimo ex-voto all'altare dell'Uomo, è quella che mi decide a iniziare la mia inchiesta proprio con
ADELINA TATTILO, direttrice di « Libera ».
Mi riceve in uno studio lussuoso, all'ultimo piano della sua Casa Editrice. « Signora Tattilo io sa che molte donne considerano il suo giornale stampa pornografica? »
« E' vero. Ma questo avveniva soprattutto agli inizi, quando il giornale era diretto da un uomo, lo ne ero soltanto l'editrice. Quando ho deciso di prenderne la direzione ho cambiato completamente il giornale, senza però escludere nessuna immagine che potesse sembrare... Mai pornografica, comunque: semmai di nudo ».
« Ma lei sa che il nudo è spesso scambiato per pornografia, e in questo caso, venendo dall'editrice Tattilo... » « L'editrice Tattilo non è un'editrice pornografica, anche se quando mi definiscono così non mi disturba affatto. L'importante per me è che ogni discorso sia nuovo, di rottura »
« Come è nata la rivista, e perché? »
« E' nata per occupare uno spazio mancante ed anche per un'esigenza mia personale di donna che lavora, di donna femminista. Sono femminista più in pratica che in teoria, non faccio parte di nessun movimento. Per me il femminismo significa solidarietà fra donne e quindi portare avanti questo discorso attraverso la stampa. Ma siamo ancora agli inizi, siamo talmente lontani da un'effettiva emancipazione della donna! Oggi c'è un'idea molto confusa di femminismo: questo giornale nasce per iniziare il discorso e portarlo avanti nel tempo ».

« lo considero "Libera" di uno pseudo-femminismo, pericolosissimo perché impostato tutto su una falsa liberazione sessuale »
Seduta su un cuscino sul pavimento, GRAZIA FRANCESCATO, direttrice di « Effe », si scaglia contro quelli che secondo lei sono i nemici del femminismo.
Sembra una ragazzina, forse non ha più di 25 anni, e vive in questa casa buffa e accogliente insieme ad altre cinque persone: hanno costituito una piccola comune in cui ciascuno, senza distinzione di sesso, svolge i lavori casalinghi che preferisce, avendo facoltà di cambiarli ogni mese. Ci tiene a non essere considerata « direttrice » perché nella redazione di Effe si vive come in questa casa, in assoluta parità di diritti e di doveri.
« Secondo me l'unica novità apportata dalla Tattilo è che invece della donna oggetto ha fatto anche l'uomo oggetto. Per il resto conserva i miti della società capitalistica: campo libero a chi ha successo. Non è questa la direzione in cui si deve andare, il femminismo non vuole capi, non vuole successo, è una filosofia rivoluzionaria di cui la direttrice di "Libera" ha captato alcuni temi, primo fra tutti la liberazione sessuale. Perché non tratta, che so, della lotta per il salario alle casalinghe? No, ha scelto la liberazione sessuale come pretesto per sbattere su pagine patinate tanti bei corpi che poi, nota bene, non sono nudi, non è sessualità sana, gioiosa: è contorta, in mezzo a veli e calze. Poi, per dare un'aria di cultura, sotto queste immagini ci stampano i versi di Baudelaire o di Lorca, pensa sotto queste imbecilli con la gambetta alzata! ».
« Adesso calmati, dài. E fammi un po' di storia di "Effe" » « Parla tu, Agnese, che la conosci meglio ».

AGNESE DE DONATO è la fotografa del giornale, una donna dall'apparenza di tranquilla signora borghese, ma con la voce e lo sguardo di chi sa quello che vuole.
« Venivamo da diversi Collettivi femministi, eravamo un certo numero di giornaliste e di fotografe quasi tutte professioniste: c'erano la Parca, la Cambria
, le due sorelle Francescato. Era il '73 e il femminismo era ancora in una fase spontanea, con gruppi che nascevano qua e là. Ci siamo accorte che mancava uno strumento di comunicazione, non solo fra noi ma con le altre donne: ci dicevamo tante belle cose ma non c'era modo di farle uscire, perché la stampa si occupava, sì, di noi, ma dava l'immagine delle femministe arrabbiate che strappano il reggipetto, cosa che qui non è mai successa. Ancora oggi in tutte le interviste salta fuori questa storia del reggipetto: su lavori seri come il rapporto fra marxismo e femminismo nemmeno una parola, su nessun giornale. Al sistema è scomodo riconoscere il femminismo rivoluzionario, ecco perché cercano di farci passare per pazze o per lesbiche in modo da spaventare eventuali nuove simpatizzanti. Dunque abbiamo pensato di creare un giornale, che fosse fatto da donne e che trattasse i problemi della donna, e abbiamo costituito una cooperativa »
« Perché ci sembrava la forma di lavoro più corretta — interviene GRAZIA FRANCESCATO — ma fu una fatica tremenda trovare un editore, dei fondi. Mettendo insieme i soldi di tutte noi abbiamo pubblicato il numero zero e su quella base siamo riuscite a trovare l'editore »
« Adesso però la rivista non è più edita da Dedalo: perché avete scelto l'autogestione? »
« Ci è sembrato più opportuno dal punto di vista politico, e poi così il giornale diventava una cosa più nostra. Ora ci occupiamo di tutto e la collaborazione è aperta a tutti i gruppi femministi che nascono in continuazione e ovunque. Lavoriamo gratis perché quello che ricaviamo dalle vendite e dalla pochissima pubblicità che stampiamo basta appena a coprire le spese ».
« Perché poca pubblicità? Ti pare questo il momento di snobbarla, per voi? »
Dobbiamo rifiutarla nella misura in cui offende la donna. Al novanta per cento la pubblicità tratta la donna come una demente da conquistare con l'ideale più bianco del bianco. E rifiutare tutta la pubblicità significa rifiutare milioni ».

« Signora TATTILO, posso chiederle le cifre di tiratura di "Libera"? »
« Perché no? Tiriamo dalle 90 alle 100mila copie, qualche volta abbiamo raggiunto le 120mila, ma certo siamo a livelli bassi, se si pensa che "Grand Hotel" tira un milione di copie »
« Nella redazione vi sono anche uomini: come avviene la collaborazione tra voi? »
« Le dirò che l'uomo non sa parlare di femminismo, alcuni vorrebbero ma sbagliano l'angolatura perché non hanno capito a fondo il problema. Ho un redattore-capo uomo e devo sempre intervenire per modificare le sue interviste e le sue annotazioni »
« Ho visto un discreto numero di pagine dedicate alla moda: non pensa che siano troppe? »
« Ho già ordinato di ridurle, a meno che non sia il periodo della moda, quando il servizio diventa di attualità. Non è detto che perché si è femministe si debba vestire male »
« Come è accolta "Libera" nei vari strati sociali? »
« Noi abbiamo un pubblico di élite, non tanto costituito da donne preparate culturalmente, quanto perché evolute: donne che nella società hanno raggiunto un loro posto e una loro emancipazione. Arrivare ai ceti inferiori è più difficile perché sono ancora a certe riserve mentali e a certe strutture sociali. Le donne della media borghesia che comprano "Libera" non sono molte, e questo per un atto di comodità, perché hanno paura di perdere la copertura sociale data dal nome e dalla posizione del marito, lo contesto questo tipo di donna, e le dirò che contesto anche le femministe militanti perché sono le meno femministe »
« Mi spieghi meglio, signora Tattilo »
« Prima di tutto ignorano l'uomo e lo contestano a tutti i livelli. Se all'inizio questo può essere servito per attirare l'attenzione sul Movimento, ora però urta la sensibilità dell'uomo e attira molte critiche »
« Lei sa che andrò a intervistarle, le femministe militanti, e le devo dire onestamente che scriverò quello che diranno di lei »
« Se ho intrapreso una vita di lavoro nella società accetto ciò che si dice di me, positivo e negativo. Le cose negative mi servono per correggermi. Se sono da correggere ».

« GRAZIA FRANCESCATO, veniamo a un punto delicatissimo e forse incompreso dall'opinione pubblica: la vera posizione della femminista nel suo diretto rapporto con l'uomo »
« Ci spacciano sempre per odiatrici del maschio. Ebbene, nella nostra redazione vi sono solo due nubili, le altre sono mogli e madri. Noi non siamo contro il maschio, siamo contro i ruoli: contro il ruolo maschile e il ruolo femminile che questa società ci impone, contro il fatto che l'uomo debba essere aggressivo, competitivo, guadagnare il pane, uscire, "farsi strada", e la donna occuparsi della casa e dei figli. Il mondo è gestito da uomini e, si sa, è gestito male. Per questo vogliamo cambiare, e non solo i compiti della donna: vogliamo arrivare ad una società di uguali dove non ci sia più né lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo né quello dell'uomo sulla donna. Il nostro discorso è diretto verso una struttura marxista della società, ecco perché non è accettato dalla moglie del capitalista che dovrebbe rinunciare ai vantaggi economici e sociali che le vengono dal marito; le nostre idee le conosce, ma al massimo le ha trasformate in elemento snob. Il pubblico di "Effe" è costituito da insegnanti, impiegate, operaie, casalinghe frustrate che vorrebbero far qualcosa e non ci riescono, da donne che hanno dato più importanza alla cultura e alle ideologie che alla vita esteriore e mondana ».

Nella foto, al centro, Dacia Maraini

Dacia Maraini (al centro della foto)

Dopo Effe sono nate in Italia molte pubblicazioni di impegno femminista, ormai non c'è che da scegliere fra le varie testate. Ma preferisco che ne parli la scrittrice che è considerata la portabandiera del Movimento: DACIA MARAINI.
« Di riviste veramente femministe ce ne sono parecchie: Effe, Sottosopra, Rosa, c'è la rivista del Collettivo Internazionale ed altri giornali che escono sia pure con frequenza non regolare. Le altre, come Libera o Cosmopolitan, non possono dirsi femministe, anzi costituiscono un enorme equivoco perché sono riviste commerciali (in genere dirette o almeno redatte da uomini) che si servono del femminismo per ottenere nuovi compratori »
« Non potrebbero servire da trait d'union fra le riviste più impegnate e la stampa femminile della quale tu hai detto che "ti fa vomitare"? Potrebbero allontanare le donne da quelle letture deleterie e avviarle a una stampa più intelligente e costruttiva »
«No. Quelle riviste fanno peggio delle pubblicazioni femminili tradizionali, perché danno a chi legge un'impressione di liberazione, di far parte di una élite di persone moderne, spregiudicate, mentre in realtà propongono un'immagine di donna, anche se più moderna, sempre alienata, borghese, assolutamente non libera. Quindi sono peggiori delle riviste vecchio stile che almeno sono chiare, in quanto propongono uno schema di donna vecchio e tradizionale ma facilmente riconoscibile »
« Tuttavia anche la stampa femminile tradizionale non è più quella di dieci anni fa »
« Ah, certo, si sono un po' aperti, ma non perché improvvisamente abbiano scoperto la libertà. Hanno cambiato impostazione perché è il pubblico femminile che è cambiato: c'è una presa di coscienza, anche se larvata, sotterranea. Le donne non vogliono più essere turlupinate, e certi modi antichi di vedere la donna, la maternità, l'aborto, non sono più accettati. La massa delle donne ha fatto un passo avanti e tutta la stampa ha dovuto adeguarsi »
« I giornali femministi sono tutti d'accordo nel volere l'uguaglianza con l'uomo: non lo vogliono sopraffare, non è vero? »
« E' vero: la donna femminista chiede solo l'uguaglianza, sul piano politico, economico, sociale »
« Bene, hai appena nominato l'aborto. Se passerà la legge tanto auspicata dal femminismo, non credi che sarà una limitazione per l'uomo? Si è in due a concepire, ma sarà solo la donna a decidere della vita del figlio »
« Tu dici giustamente che si è in due a concepire, ma poiché è la donna che paga col suo corpo è giusto che decida lei. La società non l'aiuta e a un certo punto lei deve poter decidere, perché è lei che sconta le conseguenze con la paura, le sofferenze, le responsabilità di una gravidanza. E anche di un aborto. Si legge continuamente di donne che muoiono per aborto, pare che siano sulle duemila all'anno, e tutto questo perché? Perché non interessa quello che succede alle donne, possono pure morire tranquillamente. Ecco, noi vogliamo una legge subito perché le donne non debbano più morire d'aborto. L'ideale futuro è che non ci sia nessun aborto: non è davvero un piacere. E' solo il minore dei mali. Ma oggi non ci si occupa nemmeno a fondo del sistema contraccettivo: fino a qualche anno fa si andava in galera solo a parlarne! »

Nella foto la redazione di Effe.

La prima redazione di Effe.
Da sinistra: Gabriella Parca, Danielle TuroneLantin,
Grazia Francescato,
Adele Cambria,
Agnese De Donato, Lara Foletti

« Dunque più che parlare di aborto sarebbe opportuno condurre una campagna per la diffusione dei contraccettivi »
« Sì, sì, però le due cose non si escludono.

Anche perché gli anticoncezionali ricadono sempre sulla donna: è lei che deve imbottirsi di ormoni ».
« Adesso ci sarebbe la pillola per l'uomo... »

« Voglio vedere quanti sono, gli uomini che la prendono.

Già cominciano a dire che rende impotenti, che fa venire il cancro...

Le solite paure »

« Si diceva questo anche per la pillola femminile »
« Appunto: c'è un allarmismo appositamente creato da chi ha interesse a non cambiare le cose ».
« Dacia, mi sono spesso domandata perché tu, scrittrice fra le prime a occuparsi di femminismo in Italia, non abbia pensato a fondare un giornale »
« Io ho fondato un teatro, gestito da donne »
« II Teatro della Maddalena, lo sappiamo tutti. Però il teatro è limitato a una minoranza esigua, mentre un giornale può arrivare a tutti »
« C'è una questione economica. L'avrei fatta volentieri, una rivista, ma non ho mai trovato i soldi. Col teatro riusciamo a cavarcela, mentre vedo che i giornali in autogestione come "Effe" navigano fra mille difficoltà »
« Col teatro è stato subito facile? »
« Non subito. Quando ebbi la prima idea, nel '69, non trovai rispondenza perché il femminismo non era ancora bene accetto, e il progetto cadde nel vuoto. Ripresi l'iniziativa nel '71-72 e l'idea fu accolta con entusiasmo. Ora siamo al terzo anno di attività, abbiamo un locale piccolo e modesto, ma è importante perché è un "centro" ed abbiamo un pubblico vario: molte donne e molti giovani, perfino intere scolaresche che hanno partecipato ai nostri dibattiti ».
DACIA MARAINI, che ha sempre un modo di parlare molto dolce, quando parla di questa sua creatura si trasforma: le si sono colorite le guance e la voce è leggermente più vibrante. Mi piacerebbe continuare il discorso sul suo teatro ma devo chiederle ancora molto sulla stampa femminista:
« E' più diffusa, all'estero? »
« Mah. Sì, forse. In America e in Francia vi sono molte riviste, in Francia hanno addirittura una casa editrice, Editions des Femmes, che aiuta le donne che non riescono a pubblicare in quanto donne, e accoglie argomenti ignorati da altri editori, come inchieste sul lavoro femminile o relazioni sui rapporti sessuali »
« I periodici sono i più letti che da noi? »
« Senz'altro »
« Forse perché hanno cominciato prima... »
« Non solo, ma perché le società sono molto più organizzate dal punto di vista culturale. Qui c'è la cultura accademica, quella delle Università, dei Licei, che ha un'aria togata, con un gergo suo, chiusa. Tutto il resto, niente. Da parte del governo, assoluto disprezzo per una cultura viva che non sia quella ufficiale della grande cattedra. Vediamo alcune piccole città dove non c'è nulla, non c'è alcun centro culturale, e non parliamo dei quartieri nelle grandi città. Se viene fatto qualcosa si deve all'iniziativa privata o ai partiti di sinistra. In altri paesi, dove l'organizzazione della cultura è più capillare, specialmente in Francia e in Inghilterra, per le donne c'è maggiore possibilità di avvicinarsi alle pubblicazioni femministe che possono contare su uno spazio ben organizzato, mentre qui sono affidate al caso, alla curiosità della gente. Ma la curiosità va e viene »
« Come mai le sinistre, che pure dovrebbero essere aperte a certi problemi, pur approvandola non sostengono la stampa femminista? »
« Naturalmente sostengono quella gestita da loro, riviste come "Noi donne" che nascono all'interno di un partito e che in un certo modo sono femministe, anche se non vicine al Movimento. Comunque si battono per la liberazione della donna in maniera analoga alla nostra, e in ogni modo onesta, non commerciale »
« Sui giornali femministi si dà abbastanza spazio alla poesia. Vuoi dirmi il tuo parere sulla poesia femminista?»
« Si sta molto sviluppando. Bella l'antologia americana uscita quest'anno. Una mia amica, Bianca Maria Frabotta, sta curando una raccolta uguale per l'Italia: Trent'anni di poesia di donne, non proprio femministe, ma che in qualche modo hanno sentito il problema della discriminazione economica, sessuale, culturale. Ma anche lei ha incontrato grandi difficoltà: inizialmente volevamo fare insieme un'antologia della poesia femminile del '300, ma non abbiamo trovato un editore disposto a pubblicarla. Finalmente ne ha trovato uno che però pubblicherà solo l'ultima parte »
« E' sempre la solita storia degli editori restii... »
« Quando si fa un discorso femminista dall'interno è difficile trovare l'editore. Diventa più facile quando se ne parla in maniera commerciale. Se si tratta un argomento in modo volgare, consumistico, allora sì che si trova da pubblicare. Si trova tutto ».

« Mi dà un giornale femminista? Uno qualunque ».
Il giornalaio mi guarda con aria di sufficienza:
« Scelga qui, non vede quanti? Gioia, Bella, Gra... »
« No, no — lo interrompo — ho detto "femminista, non "femminile"! Non ha DWF, Sottosopra, Effe...? »
Finalmente ha capito, si volta e pesca Effe da un mucchio, in cui si trovano anche certe riviste culturali, nascosto nel retro dell'edicola.
Decisamente, la cultura e il femminismo hanno ancora molto bisogno di essere "portati avanti".

giovedì 15 aprile 2010

Adele Cambria dimissioni da "Lotta Continua"


La rivoluzione imita Creonte

Ma, ad imitare Creonte, negli anni Settanta, non sono solo le autorità costituite. Anche le forze della rivoluzione, nel loro assalto al potere, onorano i propri caduti e profanano la morte dei nemici.
L’11 aprile 1972 viene ucciso dai guerriglieri dell’ERP in Argentina Oberdan Sallustro, dirigente della Fiat Concord. La direzione torinese della Fiat fa affiggere migliaia di manifesti di cordoglio nelle sue fabbriche ed invita ad una fermata di cinque minuti.
Il neonato quotidiano Lotta Continua esalta, in prima pagina, il sabotaggio dell’iniziativa Fiat da parte degli operai che strappano i manifesti della Fiat e contrappongono al morto dei padroni i loro molti morti sul lavoro e, a pagina due, titola “Padroni in lutto per Sallustro giustiziato”.
Il giorno dopo, in prima pagina, un operaio Fiat intervistato dice: “Siamo stufi che la stampa, la radio e la TV facciano tanto casino per Sallustro e non dicano una parola su tutti i nostri compagni assassinati dal padrone in fabbrica (…). La morte di Sallustro è stato un invito a nozze per gli operai Fiat”.
Il 15 aprile, il giornale pubblica una fotografia di un manifesto di cordoglio della direzione Fiat imbrattato con due scritte di commento “operaio”: “Amen” in alto e “Non avete capito che vi vogliamo morti tutti?” in calce.
L’atafìa della mitica Tebe ritorna in termini rovesciati: non è Polinice ad essere tenuto insepolto dal divieto del potere, ma sono le forze della ribellione-rivoluzione che cercano di sabotare i funerali solenni di Eteocle.
La foto si trova all’interno di un commento dal titolo “Sallustro in Italia e la guerra di classe”, che conclude:
“Quando uno sfruttatore crepa, noi non ci commoviamo. Ma il problema non è qui. Il problema è quello di una guerra inconciliabile, in cui ogni atto, ogni avvenimento va misurato con la necessità della vittoria …. L’esecuzione di Sallustro è stata la giusta prosecuzione militante di un movimento di massa forte, cosciente, contro cui il potere imperialista scatena tutto il suo feroce armamentario. Non è stata un’azione disperata, né una scorciatoia rispetto alla strada maestra della lotta di massa. Così l’hanno vista, così la fanno propria i proletari anche in Italia”.
Il 18 aprile Adele Cambria, direttrice responsabile del giornale ma non allineata politicamente con Lotta Continua, esprime il suo dissenso con una lettera ai “Cari amici di Lotta Continua”.
Spiega: “Dico amici e non compagni, perché, per la mia estrazione e per la mia pratica di vita borghese non voglio arrogarmi un “titolo” che non mi spetta”. Poi dice di aver “letto con dolore” quanto scritto dal giornale sulla morte di Sallustro; si dice convinta che la morte di un uomo non possa essere un invito a nozze per nessuno, che non sia stato l’ERP ad uccidere Sallustro ma la Fiat, “la stessa azienda che uccise Gaetano Milanesio, folgorato alla linea delle 5oo”.
Il giornale aveva, l’11 aprile, dato notizia di due morti: quella del giovane operaio Milanesio, per infortunio, e quella del generale argentino Juan Carlos Sanchez, ucciso da guerriglieri, con i titoli: “Un altro omicidio alla Fiat” e “Argentina: un altro boia giustiziato”. Due morti divisi da una politica di guerra.
La discriminazione dei morti viene respinta radicalmente da Cambria anche con l’intero addebito della loro responsabilità alla Fiat.
Lotta Continua risponde: “Adele parla, e giustamente, del rovesciamento della cultura dominante. Ma ne fa un mito, e non riesce a vedere come già oggi una concezione del mondo nuova venga avanti con forza dalla lotta proletaria (…). Certo, nelle idee dei proletari, non tutto è giusto, non tutto è autonomo (…) Ma questo è sempre meno vero. Se nella risposta politica degli operai Fiat (…) si vede lo stesso cinismo, la stessa crudeltà con cui i padroni esercitano la loro violenza, non si capisce niente”. Insomma, gli operai non parlano di “umanità” “perché non hanno nessun privilegio da mascherare dietro le grandi parole interclassiste”, ma dalla loro lotta, anche violenta, nasce un nuovo vero umanesimo. E si approva non solo l’assassinio dell’ERP, ma anche l’azione degli operai Siemens “che hanno riportato in fabbrica di forza il loro compagno arrestato e licenziato per aver espresso solidarietà col sequestro di un dirigente aguzzino”. Conclude: “Senza mezzi termini: la 'cultura' proletaria non ama i fronzoli, e ama solo le distinzioni essenziali”.
Lotta Continua è convinta che la guerra civile stia per cominciare: il primo numero del quotidiano si apre, l’11 aprile, con il titolo a tutta pagina: “Così i padroni e la DC si preparano alla guerra civile contro i proletari”; domenica 23 aprile, in terza pagina, titolo a tutta pagina: “Compagni partigiani tornate al vostro posto”.
18 maggio: “La posizione di Lotta Continua” sull’uccisione di Calabresi conclude: “un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”.
21 maggio: nuova lettera di Cambria che esprime per il caso Calabresi la stessa totale disapprovazione del caso Sallustro e si dimette, ormai carica di denunce quotidiane, dalla direzione del giornale. Lotta Continua la ringrazia esaltandone il coraggio e l’onestà, ma dicendo che “non è marxista” e che “politicamente è molto lontana da noi”. Lo scontro tra Antigone e Creonte rivive tutto interno alla sinistra antagonista.

Relazione al convegno Antigone. Immagine di un enigma da Sofocle alle Brigate Rosse -
Università di Torino e Centro Studi sul Teatro Classico, 8-9 novembre ’07

Tratto da:

domenica 11 aprile 2010

Adele Cambria --- Lettera di Anna Maria Ortese (Archivio Beppe Costa)





Caro Beppe Costa,
dell’immenso ritardo nella consegna di queste bozze, non posso scusarmi che con lo stato di salute: il male - anzi i dolori alla testa mi hanno accompagnata tutta l’estate, e sono ancora qui, in forma di spilli, appena parlo o scrivo un minuto di più del consentito dalla mia orami cronica debolezza. Ho sperato inutilmente - almeno fino a oggi - di lasciare Rapallo, ma di questo carnevale di massa non mi è sfuggito un solo mortaretto e frenata d’auto. Sono annichilita, col problema, ora, della casa (4 mesi ancora), e nulla di fatto. Basta. Questo piccolo libro mi sembra buono. Spero di non sbagliarmi. Ringrazio anche moltissimo Adele Cambria della sua affettuosa e forte presentazione. Ma, a proposito di questa, sentirei necessario aggiungere una paginetta mia. E questo per sottrarmi alle definizioni crudamente esatte, ma di colore assolutamente politico, di Adele. Dove dice che i mali di Roma vengono da un partito, io vedo quei mali nascere solo dalla vecchia natura umana (se vuoi), o anche italiana - dove il senso morale* non ha mai senso -
e quindi, scegliendo un altro partito riapparirebbero. Proprio come i mali “incurabili”, sotto terapie differenti, sono sempre là. é il male umano (rozzezza e indifferenza) che va curato - se possibile - e pagando di persona. O siamo sempre alla Roma antica (o vecchia) che non inutilmente viene definita eterna (o immutabile). Ma ti manderò lo scritto - domani - e vedrai se va bene - e mi dirai la tua opinione. Scusa se non ricopio questa lettera, e se non scrivo a macchina. Poi ti dirò. Ti saluto aff.te
A. Maria

Stai un po’ meglio, ora, con le temperature mutate? Lo spero.

Premio Anthurium "La Calabria nel cuore" Adele Cambria